Cenni Storici

L'uso delle tinture naturali inizia con l'epoca dell’Uomo di Neanderthal, che utilizzavano polvere di ocra rossa da cospargere sul corpo nei riti funebri.

Successivamente, l'Homo sapiens iniziò a creare pitture parietali circa 50.000 anni fa, usando colori base come bianco, rosso e nero. La stabilità dei colori divenne presto una priorità, portando all'aggiunta di ingredienti come albume, caseina, resina e cera d'api ai pigmenti.

Durante il Neolitico, si passò dalla tintura del corpo a quella dei tessuti, con l'estrazione di pigmenti vegetali e l'aggiunta di gialli, verdi e blu estratti dalle piante a disposizione.

Diverse culture antiche, come Egizi, Mesopotamici, Fenici, Indiani, Cinesi e Giapponesi, nei secoli svilupparono tecniche sofisticate di tintura. In Sud America, Maya, Aztechi e Inca utilizzavano radici, cortecce e cocciniglia per ottenere colori brillanti.

In Italia, gli Etruschi impararono l'uso di robbia, zafferano e guado dai Fenici e dai Greci.

I Romani, all’inizio più rozzi da questo punto di vista, dopo l'espansione territoriale, svilupparono una maggiore raffinatezza nei colori dei tessuti.

Nel Medioevo, grazie alla creazione di corporazioni, i tintori si organizzarono piano piano in una sorta di piccola industria, e la scoperta di nuove tecniche e prodotti durante l'era delle esplorazioni marittime portò a grandi cambiamenti e fiorenti commerci nell’industria tessile.

In Costa Etrusca si estraeva Allume dalle cave che poi veniva esportato nei laboratori di tintura fiorentini o lucchesi ed utilizzato per la mordenzatura del tessuto.

Finché nel 1856 il chimico Inglese William Perkin non scoprì il primo colorante sintetico. L'industrializzazione durante la Prima Guerra Mondiale portò quindi all'abbandono delle tinture naturali, ma negli anni '90 l'interesse ambientale ha rinnovato l'attenzione per i colori naturali, con la prospettiva di un futuro che unisce le conoscenze storiche delle tinture con le moderne tecnologie, in risposta alle crescenti preoccupazioni ambientali. 

 

L'Ecoprint

L’Ecoprint o Ecostampa Botanica è una tecnica artistica che coniuga alcuni processi di Tintura Naturale con la creatività e la spiritualità. Nasce negli anni Novanta da esperimenti dell’artista australiana India Flynt, e poi si sviluppa e migliora espandendosi nel resto del mondo.

In questa tecnica si usano foglie, fiori e materiali vegetali per creare stampe uniche su vari supporti: tessuti, carta, pelle o ceramica.

Il processo include la preparazione del supporto come in passato con mordenti naturali (Allume, Ferro, Rame, ecc.), ma cambia la fase di tintura. Anziché immergere il tessuto nel bagno di tintura, si dispongono i vegetali in modo creativo sul tessuto, poi si passa all'avvolgimento e alla compressione, seguiti da cottura a vapore o bollitura.

Durante questo processo, i pigmenti naturali delle piante si trasferiscono sul tessuto, creando motivi e colori unici. La pratica è apprezzata per la Sostenibilità poiché utilizza pigmenti naturali e riduce l'uso di coloranti chimici, per la Spiritualità, perché riconnette l’uomo con la Natura e per la Creatività per il fatto che ogni creazione ecoprint è unica e irripetibile a seconda delle piante utilizzate e della loro disposizione.